IL TERRITORIO

IL DELTA DEL PO

Il Po, un tempo noto con il nome di Eridano, nasce sul versante settentrionale del Monviso e sfocia nel mare Adriatico determinando l’articolato sistema territoriale del suo delta, dove il fiume domina ampi territori bonificati oggi intensamente coltivati e suscita la sensazione di un fiume maestoso che scorre “sospeso sulla campagna circostante”.
Dopo la Grande Bonificazione Estense, il Taglio di Porto Viro, all’inizio del Seicento, costrinse il grande fiume ad intraprendere la costruzione di un nuovo delta, il Delta moderno, dalla forma così inconfondibile protesa verso Levante. Si ottenne infatti l’allungamento del Grande Fiume nella Sacca di Goro e la successiva formazione di altri rami.
Il Po di Goro fa da confine tra le province di Rovigo e Ferrara.

GORO

Il toponimo di Goro deriva da Gaurus, un vecchio ramo del Po di derivazione del Volano.
L’abitato si formò nella prima metà del XVIII secolo sull’argine destro del Po, tra il fiume e il mare, in un territorio paludoso dove si ergevano dossi.
La storia di Goro è caratterizzata dalla continua lotta dell’uomo contro le acque del mare e del fiume. Ne sono testimonianza gli antichi manufatti di regimazione idraulica, come Torre Palù, Torre Abate, Balanzetta e la chiavica dell’Agrifoglio, e i fari, vecchio e nuovo, che dimostrano l’incessante modificarsi del territorio.
Oggi Goro è un porto moderno che conserva tratti del borgo peschereccio di un tempo. La pesca e la mitilicoltura sono al primo posto nell’economia locale e la locale flottiglia supera le 2.500 imbarcazioni.
I porti di Goro e della vicina Gorino hanno conosciuto un recente sviluppo turistico: da qui partono le imbarcazioni che conducono alla scoperta dell’ambiente naturale deltizio.

LA SACCA DI GORO

Il porto di Goro si affaccia su quest’ampia insenatura a forma di mezzaluna, con una superficie di 2.000 ettari. È molto adatta per la mitilicoltura, essendo profonda in media 60-70 cm, con un massimo di 2 m nei punti più profondi. La sua formazione è in continua mutazione, poiché legata alle vicende idrauliche delle bocche del Po di Goro e del Po della Gnocca, alle correnti marine, alle formazioni di canneti e alle sistemazioni artificiali per la navigabilità tra le bocche e le sacche costiere.
La fauna ittica, oltre ai mitili da allevamento, è costituita da ostriche, cefali, anguille, orate e branzini.
Nella sacca, a circa mezzo miglio dal porto di Goro, si erge un’edicola votiva dedicata a Sant’Antonio, protettore dei naviganti e dei pescatori.

IL PORTO DI GORO

II porto costituisce la parte più interna dell’omonima Sacca ed è formato da un ampio bacino a forma pressoché quadrangolare, racchiuso tra le rive e le scogliere di difesa.
Dalla metà del secolo scorso sono stati eseguiti lavori di consolidamento che hanno dato al porto l’aspetto di una solida struttura adatta all’ormeggio e al riparo delle imbarcazioni. Negli anni '70 il porto subisce una vera e propria trasformazione strutturale con la costruzione di nuove e imponenti banchine.
Il porto accoglie diverse centinaia di pescherecci locali che praticano le comuni attività di pesca e sono attrezzati per la raccolta di mitili e vongole. Svolge inoltre un importante ruolo turistico come punto di partenza per escursioni nel Delta del Po.
Attraverso la Sacca, con piccole imbarcazioni si può raggiungere il Porto di Gorino e attraversando canali e canneti, arrivare al pittoresco Faro.

IL MERCATO ITTICO

Uno dei luoghi più caratteristici di Goro è il mercato ittico all’ingrosso, tra i più frequentati nel Nord Italia, nel quale ogni giorno viene battuta l’asta del pescato “ad orecchio”: per ogni partita di pesce i commercianti interessati annunciano sommessamente il prezzo d’acquisto all’astatore il quale, al termine delle contrattazioni, cede la merce al miglior offerente. L'asta rappresenta l'unico esempio in regione di vendita "ad orecchio".
Il pescato proviene dal porto di Goro, dove operano imbarcazioni armate con attrezzi di pesca con reti a strascico e con reti volanti. Tenuto conto che la flotta di Goro che si dedica alla pesca tradizionale é costituita da imbarcazioni di piccola stazza, il conferimento del prodotto é quotidiano, cosa che ne garantisce l’ottima qualità.

IL RUOLO DELLA PESCA A GORO

All’inizio degli anni ’70, dando inizio allo sfruttamento di un banco di vongole nostrane, venne sancita la fusione di tutte le cooperative di pescatori nel “Consorzio Pescatori di Goro”, società che si qualificò come rappresentante della marineria. Nel 1985 il Co.Pe.Go. decise di seminare in via sperimentale banchi di vongole filippine, una specie esotica originaria dell’Indopacifico, che dimostrò un ottimo adattamento alla Sacca. Il paese si trasformò così nel più grande produttore ed esportatore a livello europeo di questo mollusco.
Attualmente la marineria gorese conta 1300 acquacoltori: 550 soci del Copego e il resto distribuita nelle varie cooperative di pesca che negli anni si sono formate. I molluschi vengono portati negli stabulari per il controllo, la depurazione e il confezionamento. Le cooperative garantiscono la rintracciabilità del prodotto e sono certificate ISO 9001 e 14000.
Il supporto scientifico allo sviluppo della molluschicoltura è da sempre fornito dal Dipartimento di Biologia dell’Università degli Studi di Ferrara che ha condotto numerosissime ricerche sulla vongola filippina e sul modo migliore per allevarla. Attualmente è in atto il lungo e difficoltoso iter per ottenere dalla Comunità Europea il riconoscimento dell’I.G.P., indicazione geografica protetta.
La pesca e la mitilicoltura sono le principali attività economiche di Goro, svolte con una flottiglia considerata tra le maggiori dell’Alto Adriatico.
Con una produzione annua che si aggira attorno alle 16.000 tonnellate, l’allevamento di vongole e la mitilicoltura hanno fatto registrare negli ultimi 20 anni un aumento tale da soppiantare quasi completamente la pesca in mare e quella in laguna.

FONTI TESTI E FOTO:
- Regione Reggio-Emilia
- Provincia di Ferrara
- Comune di Goro
- Ferrara Terra e Acqua
- panoramio.com
- marinas.com
- agraria.org

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